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  Troppi Scandali, Vaticano in Crisi

Terrelibere
September 20, 2007

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L'ultima inchiesta riguarda festini a luci rosse cui avrebbe partecipato il vescovo di Firenze. E poi ancora il caso don Gelmini e le denunce nella scuola di don Bosco.

L'arcivescovo Bagnasco, dal suo pulpito della Cei, dice che l'Italia è in preda a una crisi morale e parla di «emergenza educativa». Se le cose stanno così, anche la chiesa italiana, specchio fedele del paese, lo è. L'ultimo caso di cronaca balzato alla ribalta grazie a fughe di notizie e testimonianze scuote la curia vescovile di Firenze e coinvolgerebbe perfino il vescovo ausiliare Claudio Maniago in una squallida vicenda di festini a luci rosse, abusi sessuali su minori, ricerca di «piacere estremo» da parte di membri del clero fiorentino. Brutta storia per una chiesa che, proprio di fronte a quella conclamata crisi morale, si pone come garante dei valori sani, dell'ethos comune, della custodia dei giovani, dell'educazione della collettività.



Il giorno dopo lo scoppio dello scandalo, a Firenze, ma anche nei sacri palazzi romani, i musi sono piuttosto lunghi. Una bella batosta, un colpo basso, dicono alcuni. La curia prende le difese del vescovo ausiliare e si ripromette di «adire le vie legali», esprimendo «turbamento e sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni, tutte da dimostrare», e mostrando «piena solidarietà al vescovo Claudio, per la sua indiscussa fedeltà alla Chiesa e per la stima che largamente gode». Una reazione debole, scontata, dopo aver subito un diretto da ko. Il caso, infatti, sembrava archiviato: riguardava un anziano parroco, l'82enne don Lelio Cantini, accusato nell'aprile scorso di violenze sessuali ai danni di alcune ragazze. L'arcivescovo fiorentino Antonelli e il suo braccio destro Maniago erano andati in udienza da papa Ratzinger per decidere la linea da adottare, e si era scelta la «tolleranza zero». La Chiesa aveva aperto un procedimento giudiziario ecclesiastico e il parroco era stato interdetto, cioè sospeso dal servizio pastorale.

Ma proprio Maniago, poi divenuto vescovo ausiliare, era stato l'allievo prediletto di Cantini e, a quanto sembra, potrebbe averne ereditato i vizi, oltre che aver disposto aiuti per coprire le colpe e l'immoralità del suo maestro. E mentre la magistratura ordinaria stava percorrendo questo filone di indagine, la fuga di notizie (la procura di Firenze ha aperto un procedimento penale per rivelazione di segreto d'ufficio) ha fatto il resto, offrendo Maniago alla pubblica gogna.

La stessa che ha visto nei mesi scorsi al centro delle attenzioni don Pierino Gelmini, accusato (ingiustamente secondo la chiesa ufficiale) di molestie sessuali su ragazzi ospiti delle sue strutture di recupero di tossicodipendenti e forse anche su minorenni di origine thailandese e boliviana. Il fascicolo alla procura di Terni si arricchisce di giorno in giorno e spuntano fuori anche tentativi di comprare il silenzio di potenziali testimoni da parte dei collaboratori di Gelmini.

Clamore e disappunto ha creato anche la denuncia che ha coinvolto l'istituto Valsalice, prestigioso liceo fondato da don Bosco e frequentato dai rampolli della Torino bene, dove un prete salesiano è coinvolto dal ricatto di un giovane pregiudicato che avrebbe subito abusi sessuali.

E ha ben poco da sbraitare il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone quando, al meeting di Cl a Rimini, adombra «un disegno preciso contro la chiesa» e anche «una falsificazione nel modo in cui la stampa italiana ed europea tratta i casi delle presunte violenze sessuali commesse da sacerdoti e religiosi», lamentando «un modo di raccontare impregnato di laicismo, vergognoso e mistificante, da condannare assolutamente».

Di scarsa efficacia si sta rivelando anche la cura Ratzinger contro la pedofilia nella chiesa: dopo gli scandali americani (e i relativi risarcimenti miliardari pagati) l'allora cardinale tedesco nel 2001 aveva diffuso un vademecum che indicava il criterio della «tolleranza zero»: al primo sospetto il vescovo è tenuto a informare la Congregazione per la dottrina della fede, che deciderà se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali. E ancora: per scongiurare frettolose archiviazioni, Ratzinger, d'intesa con papa Wojtyla, prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. Ma la piaga evidentemente non è ancora sconfitta.

 
 

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