BishopAccountability.org
Pedofilia: Vittime Di Preti Riunite a Verona, Ora Basta

By Antonella Barina
ANSA
September 25, 2010

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/09/25/visualizza_new.html_1759467539.html

VERONA - "Vorresti fermare il prete pedofilo che adesso e' ancora li', accanto ai bambini": e' questa l'urgenza che sentono le vittime degli abusi sessuali commessi all'interno della Chiesa, per la prima volta riunite pubblicamente oggi a Verona nell'incontro 'Noi vittime dei preti pedofili'. A porte chiuse, nel Palazzo delle Gran Guardia, i partecipanti si sono raccontati le proprie vicissitudini.

"La ragione che sta alla base di questo incontro - dicono - e' far vedere che esistiamo, che non possiamo piu' essere ignorati e che non siamo statistiche, ma esseri umani con famiglie, figli, sentimenti". Sono state una cinquantina le e-mail di ulteriori denunce ricevute - oltre che da Verona anche da Trento, Savona, Vicenza - dal gruppo promotore 'La Colpa', in vista di questa giornata, spiega Mario Lodi Rizzini, fratello di una delle sordomute dell'Istituto San Provolo di Verona. Si tratta dell'istituto dove - secondo 15 testimonianze autobiografiche dettagliate di ricoverati presenti all'incontro di oggi - tra gli anni '50 e meta' degli anni '80 una ventina di sacerdoti avrebbe abusato continuativamente di piccoli che non potevano sentire o parlare, o nessuna delle due cose assieme. "Quello che mi ha colpito - aggiunge Rizzini - e' che, quando un laico che lavorava al San Provolo ha confermato quei racconti, ha detto che era una cosa 'normale', che avveniva anche in altri istituti". "Ma la prima lettera inviata al vescovo di Verona - prosegue - portava in calce 70 firme di ospiti dell'istituto: quella lettera ha fermato il processo di beatificazione di quel vescovo precedente che viene indicato tra gli abusatori. Adesso e' in corso la costituzione di una commissione che vogliamo laica, perche' non ci fidiamo, e che inviera' il proprio resoconto al Vaticano". Tra gli ex ospiti dell'istituto Provolo era presente alla Gran Guardia un'unica donna, Antonietta Perbellini, 75 anni, la quale accusa una violenza subita durante una confessione, sulla sedia, da parte di "un prete che si abbasso' i calzoni".

"Adesso - dice la donna - quando viene il sacerdote per benedirmi la casa lo caccio via". Per Salvatore Domolo, ex sacerdote autosospesosi nel 2005 e 'sbattezzato' l'anno scorso, con una memoria personale di abusi tra gli 8 e gli 11 anni, "finora si e' parlato dei preti, ma non possiamo nasconderci che ci sono anche le suore, le donne ex bambine fanno piu' fatica a parlare, c'e' piu pressione su di loro, sono piu' deboli".

Tra i piu' determinati, il genitore di una bimba che ha subito violenza in ambito ecclesiastico. "Per chi e' ancora bambino la strada e' ancora piu' in salita - spiega -. 'Lui' ti ha detto che se avessi parlato sarebbe successo qualcosa di brutto, che i tuoi genitori sarebbero morti. Se trovi la forza di dire qualcosa, il papa' e la mamma faticano a pensare che l'amico prete sia cattivo e, se la famiglia crede, ne parla con il prete abusatore o con i suoi superiori. Allora comincia l'isolamento: alle famiglie si addebitano ansie protettive, interessi economici, rancori contro la Chiesa. Se inizia l'iter giudiziario, i colpevoli diventano quelli che hanno denunciato". Per l'ex sacerdote Domolo, "la cosa piu' grave e' che l'abuso ti allontana da Dio, perche' Dio e' la' e tace".

"Quando sono entrato in seminario - racconta - ho parlato al mio padre spirituale degli abusi subiti e mi sono trovato a dover confessare il 'peccato' commesso. Poi quando gli ho chiesto cosa fare del prete che aveva abusato di me mi ha detto: assolutamente non ne parliamo con nessuno, lo affidiamo alla misericordia di Dio". "Quante volte me lo sono sentito ripetere! Deve essere riconosciuta - aggiunge - la complicita' attiva della Chiesa, si pensava bastasse il silenzio, o spostare il prete pedofilo indiano in Italia. La verita' e' che non c'e' solo l'abuso ripetuto: non e' che si e' vigilato poco, e' che abbiamo fatto di tutto per nascondere".

[translation]

Pedophilia: victims of priests meeting in Verona, 'Enough is enough'

September 25th

by Antonella Barina

VERONA - " You want to stop the pedophile priest who is still there, near the children": that is the urgency felt by the victims from sexual abuses within the church who for the first time gathered today in Verona at the meeting. 'We are victims of pedophile priests'. Behind closed doors, in the Palazzo delle Gran Guardia, the participants narrated their own stories.

"The reason at the basis of this meeting - they say - is to show we exist, that we can't be ignored and that we are not statistics, but human beings with families, children, feelings". About 50 emails containing additional denunciations were sent there. Besides from the city of Verona, the emails came from the cities of Trento, Savona, Vicenza and from the promoting group 'La Colpa' , said Mario Lodi Rizzini, brother of one of the deaf mutes of the Istituto San Provolo of Verona. That was the Institution where - according to 15 detailed autobiographical reports by former residents present at today meeting - between 1950 and 1985 about 20 priests allegedly abused children who were deaf and/or mute.

"What struck me - Mr. Rizzini said - is that, when a layman who worked at the San Provolo confirmed those reports, he stated it was "normal' and that it happened in other institutions, too". "But the first letter sent to the Bishop of Verona - he continues - was signed by 70 residents in the Istituto San Provolo: it stopped the process for the beatification of the former Bishop who was listed among the abusers. A Commission of lay people is now being formed - we don't trust the clergy - which will send its report to the Vatican". Among the former residents of the Istituto San Provolo who were present at the meeting there was only a 75-year-old woman, Antonietta Perbellini, who claims of having being the victim of sexual violence during confession, on a chair "by a priest who lowered his trousers".

"Now - the woman says - when the priest comes to bless my home I send him away". According to Salvatore Domolo - a former priest who was abused as a child between 8 and 11 years of age and who withdrew from his ministry in 2005 and renounced baptism last year - " we speak only about priests, but we can't hide there are also nuns: women who were abused in childhood have more difficutly to speak out, there is more pressure upon them, they are weaker."

Among the most determined, the parent of a girl who was victim of sexual violence by the clergy. " For those who are still children the road is uphill - he explains. 'He told them if they spoke something very bad would happen and your parents would die. If you find the force to say something, mommy and daddy would have a hard time to think of their friend priest as a bad man and, if the family believes in what said to them, they speak about it with the priest-abuser or with his superiors. Then the isolation starts: the families are accused of being anxious and overprotective, with economical interests, hatred for the Church. If the judicial proceedings start, the accusers are considered the guilty party". According to former priest Domolo, "the gravest thing is that the abuse sends you away from God, for God remains there in silence."

"When I entered the seminary - he tells - I spoke to my spiritual father of the abuses I was a victim of and I found myself confessing the "sin" I commited. When I asked him what to do of the priest who abused me, he answered: absolutely, let's not speak about it, we trust him to the misericordy of God." " I heard it over and over again! The active complicity of the Church - he continues - must be recognized. The thinking was that silence was enough, or transferring the indian pedophile priest to Italy. The truth is that there weren't only the repeated abuses and the scarce control but also the deliberate activity to hide them."


Any original material on these pages is copyright BishopAccountability.org 2004. Reproduce freely with attribution.